RIGOLETTO

RIGOLETTO

di Giuseppe Verdi

Debutto Teatro Sociale Delia Cajelli, Busto Arsizio- 15 maggio 2022 

Coro e orchestra di BA Lirica, in collaborazione con la 150orchestra Sinfonica

Direzione artistica e musicale Marco Beretta 

Regia Alberto Oliva

Duca di Mantova Andrea Galli

Rigoletto Jorge Nelson Martinez Gonzalez 

Gilda Airi Sunada

Sparafucile Gaetano Triscari

Maddalena Sara Paone

Giovanna Serena Veccari

Monterone Daniele Cusari

Marullo Daniel Rudge

Borsa Andrea Civetta 

Ceprano Giulio Alessandro Bocchi

Contessa di Ceprano Erica Rondini

Usciere Angelo Lodetti

Paggio Laura Panato

Maestro collaboratore Maria Lyasheva

Direttore di scena Pierluigi Cassano

Aiuto regia Giusy Irionè, Martina Ponzinibio

Scenografie Alice Benazzi

Luci Lorenzo Anselmi LW Impianti

Costumi Elisabetta Invernici

Trucco e acconciature Enrico Maria Ragaglia, Sara Birelli, Elena Mennoni, Ginevra Bruno

Coreografia Flavia Schiavi

Produzione Maria Cristina Romanini, Claudio di Socio

Con la partecipazione della classe 4° Indirizzo Classico del Liceo Coreutico “Pina Bausch” di Busto Arsizio

 

Propongo una versione contemporanea di Rigoletto, che faccia emergere la crudezza e la forza della trama che Giuseppe Verdi ha voluto raccontare, ispirandosi al best seller della sua epoca, il romanzo di Victor Hugo che si vendeva in Francia proprio in quegli anni. Il Rigoletto, nelle intenzioni di Verdi, è un’opera di grande attualità per far riflettere il pubblico sui temi scottanti del suo tempo. Vorremmo farlo anche noi, portando alla ribalta ciò di cui sono piene le cronache di oggi, popolate di predatori in doppio petto, che organizzano feste lussuose negli attici d’oro dei loro grattacieli, teatro di efferate violenze e soprusi, come raccontano i casi di Genovese e della sua Terrazza Sentimento, o il caso Weinstein da cui è nato il movimento del Me Too.

Il buffone di corte è un mestiere con le sue regole e le sue caratteristiche, anche fisiche. La gobba è un abito da lavoro, un costume così condizionante da diventare anche un modo di essere, al punto da distorcere la verità fino a farne una forma perversa di satira autolesionista. Ma Rigoletto è prima di tutto un padre che cerca di proteggere sua figlia da quel mondo corrotto e perverso nel quale egli è costretto a lavorare. La morbosità con cui tiene la figlia rinchiusa gli si ritorcerà contro nel peggiore dei modi, perché non è con la prigione che si ottiene la libertà di una giovane donna che, infatti, precipita proprio in quel mondo dal quale Rigoletto voleva tenerla lontana. La corte del Duca è un bordello di donne oggetto, tutte intercambiabili, leggere ed evanescenti come abiti da sera, vacue e vuote come un grande guardaroba che non appartiene a nessuno.

Questo è Verdi, benvenuti a corte.

 

NOTE SULL’ESECUZIONE MUSICALE

di Marco Beretta

Io ho il diritto che le mie opere, come da contratto, vengano eseguite come le ho scritte”.

Questa è la volontà di Giuseppe Verdi, espressa più volte nei suoi scritti. Nel corso dei secoli il libero arbitrio degli interpreti, a volte di gusto discutibile, è diventato tradizione esecutiva. Al contrario, l’operazione di pulitura dalle incrostazioni musicali e stilistiche vuole riportare alla luce le intenzioni dell’autore attraverso il pieno rispetto delle indicazioni agogiche, dinamiche e metronomiche originali. Ed è in questa direzione che la mia lettura musicale si muove; l’esecuzione sarà integrale, senza alcun taglio e con le cadenze originali. Eseguire Verdi oggi come da partitura può sembrare un’operazione scontata: in realtà i segni che l’autore ci ha lasciato ci rivelano un’opera a tratti diversa da come la ascoltiamo abitualmente e ci svelano nuovi orizzonti espressivi.

 

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