INORI di Karlheinz Stockhausen alla Biennale

Preghiera per solista e orchestra (1973-74, versione per 33 esecutori, 70’)

Direttore Marco Angius

Mimo/danzatore Roberta Gottardi

Mise en espace Alberto Oliva

Scenografia Alessandro Chiti

Regia del suono Alvise Vidolin

DEBUTTO Teatro alle Tese, Venezia – 29 settembre 2017

 

Una grande preghiera musicale per danzatore-mimo e orchestra, dove la dettagliatissima partitura di gesti del primo, attinta al vocabolario devozionale di varie religioni, fa da ambiente di risonanza alla musica spazializzata dell’orchestra. Un modo profondo e sentito di coniugare la contemporaneità occidentale con la tradizione orientale all’interno di una scenografia essenziale ma altamente evocativa.

L’opera di Stockhausen procede per progressiva accumulazione di suoni, che tendono tutti verso l’espressione fisica e vocale della radice “Hu”, scaturigine del soffio vitale e obiettivo ultimo di ogni essere vivente, ma anche sintagma fondativo dell’umano nel linguaggio. Una radice sonora e lessicale presente in culture diverse, anche molto lontane fra di loro, riunite in una riflessione musicale che mira ad essere trasversale e sincretica. Vorrei dare una rispondenza visiva al grande progetto che Stockhausen ha elaborato in musica. Attraverso la potenza immaginifica delle luci prende colore l’evoluzione sonora dell’orchestra, mentre alta sopra di essa si staglia la figura ieratica e intima insieme dell’orante, che con la sua partitura di gesti evoca magicamente il rito dell’adorazione. Il percorso che la musica evoca va dal buio alla luce, dall’alba al tramonto, seguendo il corso della natura, mentre si ripete il rito dell’adorazione, che scandisce la vita degli uomini, intenti a cercare un senso. Muovendomi nel rispetto del rigido dettato che l’autore ha prescritto, ho voluto dare un contributo d’immagini che possa arricchire la visione di quest’opera, in cui la musica ha un forte potere evocativo, che trova un suo importante contrappunto nel movimento della performer, presenza costante e rituale, in dialogo con l’orchestra, che è disposta in scena in una particolare disposizione che la rende personaggio.

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